UN CIRCO A TUTTI GLI EFFETTI
- Simone Marchetti Cavalieri
- 27 apr 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Che io sia un po’ polemico non è una notizia. Ho pubblicato un intero libro sulle critiche che ho riguardo le contraddizioni che governano l’intera baracca marchiata F1. Che servirebbe fare qualche ulteriore valutazione sulle incoerenze del circus, forse non è chiaro a tutti.
Ci si è spesi per cause più grandi di tutti quanti inginocchiandosi prima delle gare in nome di ideali raffazzonati, bandiere colorate e inclusioni forzate, senza mai sensibilizzare su ciò che farebbe davvero bene alla Formula 1: una fanbase più rispettosa, informata e competente.
L’aver passato tre giorni a Imola in mezzo alla bolgia urlante mi ha fatto capire l’enorme gap che c’è tra addetti ai lavori e tifosi.
Ora, la grande ipocrisia dell’elogiare i tifosi per poi tenerli accuratamente lontani da cos’è realmente la Formula 1, è un tema che è stato trattato poche volte. Sicuramente perché fa comodo non parlarne e affrontare la cosa farebbe vendere meno biglietti, ma anche perché forse nessuno ha mai avuto voglia di ammettere che su questo tema si sta sbagliando tanto. Serie TV, commentatori che gridano, narrazioni forzate e incitamenti al tifo spregiudicato.
L’intrattenimento è indispensabile nell’equazione, ma non dovrebbe esserne la variabile fondamentale. Altrimenti trasformiamo i piloti in attori e gli altri addetti ai lavori in comparse holliwoodiane, con file di fanatici innamorati della loro distorta e strampalata idea di automobilismo, usata come fuga dalle vite quotidiane e da qualche frustrazione celata. Certi personaggi da tribuna più che il calendario dei GP dovrebbero guardare l’agenda delle proprie sedute dallo psicologo.
La Formula 1 ha il dovere di essere molto più di questo. Andare all-in su un solo aspetto, non ha mai portato a nulla di buono. Se non mi credete, studiate.
Allo stato attuale delle cose, in quella che è l’epoca delle apparenze, anche la “marea rossa” è bella soltanto da vedere. Da lontano.
© Simone Marchetti